15 agosto 2004 Trentamila allievi in Otto decenni
Scritto da Administrator   
Saturday 17 July 2004
Dal SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI CONCORDIA di PORDENONE "IL POPOLO" del 15 agosto 2004 Ottant'anni: una bella passeggiata nella storia, per tutti: istituzioni, persone, metodi, bilanci, auspici di lieto futuro. Così anche per il Don Bosco di Pordenone, che, quest'anno, compie i suoi bravi ottant'anni - i primi - dalla fondazione. E li compie in buona salute, alieno da prodromi di stanchezze e di preoccupante insufficienza.Il 24 agosto 1924, infatti, sbarcava a Pordenone, fondatore e direttore del nuovo Collegio, don Renato Ziggiotti. Ha trentadue anni, da quattro è sacerdote; laureato a Padova in Lettere e Filosofia, esce dal "guerrone 1915-18" con il grado di Capitano d'Artiglieria e una bella medaglia d'argento venutagli dal Carso: uomo d'un completo di sana umanità e d'invidiabile provato equilibrio. A Pordenone, l'attesa e il ripetuto desiderio d'avere i Salesiani, non erano velleità accademiche o di cornice. I problemi c'erano; ma c'era anche la volontà di risolverli. C'era il posto per non lavorare allo stretto o, peggio, sul vuoto. C'era soprattutto una Provvidenza benigna, costantemente all'erta. Ci venne, e ci si piantò a dovere. Subito al lavoro, la scuola si ridestò. Si rianimò il vasto terreno a disposizione. L'antica casa si sgomitolò in diverse direzioni, lasciando gradatamente il posto ad una costruzione di belI'armonia (architetto Rupolo) 'è anche l'attuale elegante facciata d'ingresso in viale Grigoletti: una grande idea per allora.
S'aggiunse, in seguito, l'ampia struttura dell'oratorio, l'ala del Liceo, il luogo delle Suore. <img xsrc="immagini/pordenoneOrat/foto2.jpg" width="218" height="253" border="1" align="left">
Nacquero belle, luminose e numerose aule scolastiche; crebbe la Chiesa; s'alzò la prima palestra; si delinearono i campi da gioco, incorniciandoli d'una bella e folta e libera scapigliatura di tigli e di pini. Con il tempo, crescendo le necessità e le esigenze delle cose e dei canoni scolastici ed educativi, ci s'adeguò, con illuminata chiaroveggenza, ai ritmi dovuti.
Oggi - dopo la messa a norma, affrontata con radicale volontà di soluzioni e di progetti - il Don Bosco è, grazie a Dio, una magnifica, ampia, funzionale struttura d'un plesso scolastico e culturale a serio livello, opera d'alta armonia e di splendido equilibrio: un tutt'uno a modo, degno della città che lo ospita.
Retto dalla saggia dinamica gestionale di don Ziggiotti e dalla sua serietà di senso educativo: mite e forte ad un tempo e d'attenzione ai "contorni" - neanche per lui fu tutto rose e fiori - il Collegio camminò su binari di buona tenuta. Diciotto Direttori in ottant'anni e una comunità al plenum di salesiani educatori d'alto e retto sentire e all'optimum delle competenze, dettero all'opera una fisionomia interiore di schietta esemplarità in un accordo di valori di sicuro prestigio - anche senza spreco alcuno e punto strettezze di crismi e forme educative, culturali e religiose.
Nella prima conferenza ai suoi collaboratori, don Ziggiotti disse: "Siamo qui per dar vita a un Collegio di spirito sale-siano, alla don Bosco". Un impianto da non giocarci sopra... A ottant'anni da quel programma di fedeltà, c'è da dire - fuor da presunzioni, sempre false, e da sciocche lodi - che quell'impegno fu mantenuto da veri galantuomini.
Il Don Bosco di Pordenone gode oggi d'una costellazione d'educatori laici e religiosi ad elevato credito di cultura e di sensibilità umana e spirituale: maestri, che, al di là d'ogni coreografia e d'ogni vanto, compiono magistralmente il loro ministero educativo. Tutto il forte carico di programmi e d'iniziative e di belle creatività a cospicua valenza educante, continua a muoversi sul rettifilo della pedagogia "alla don Bosco" e al suo credo educativo fondamentale di ragione, religione, amorevolezza.
Il carisma, tutto salesiano sin dalle radici - di formare, cioè, "buoni cittadini e buoni cristiani" - non ha cessato di esercitare il suo fascino di verità nella libertà e di libertà nella verità. Le radici profonde non gelano.
Successi? Livree? Benevolenze?Tutt'altro. Ma non è vanità di puri purissimi numeri pensare che, in questi 80 anni, uscirono dal Don Bosco più di 30.000 alunni; molti, molti, molti dei quali in pieno attivo e in simpatica ricchezza di clima salesiano.
Il futuro? Non si vuole rimanere né ai margini né finire in retro-via o tra i mutar del vento, con impegni a bassa quota. La storia cammina. E se anche i nostri tempi non sono tutti tempi di attenta riflessione e di giudiziosa abilità, pure il Don Bosco ha sviluppato attorno alla sua scuola un quadro d'aperture senza ritardi: consigli d'istituto, ex allievi, attività teatrale e artistica, Istituto di ricerca psico-pedagogica (lripes), polisportiva, associazioni Scout e Agesc, plurime attività parrocchiali e ludiche: un complesso, insomma, di mezzi e di presenze atte ad assicurare ai giovani una crescita completa e di sano futuro. S'è venuti per questo; per questo pensiamo di rimanere, La volonta' di fare, e di far bene, c'è ed è schietta. C'è anche l'aiuto e la concreta attenzione di Autorità punto assenti o di inerte Nomenklatura. "Senza di voi, diceva Don Bosco, io non avrei fatto che poco o nulla".
C'è la nostra fedeltà a don Bosco per il bene dei giovani?
C'è soprattutto un'autentica genuina grazia di Dio, manna e respiro per almeno altri ottant' anni.

Nessuno ha mai giudicato intemperante lusso di buon vino il miracolo di Cana. (Giov. 2)

don Gustavo Resi

Ultimo aggiornamento ( Friday 05 October 2007 )