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"Cari Ex Allievi/e, fate che la gente,
domandando chi siete,
possa sentirsi rispondere stupefatta:
è un figlio di don Bosco"



Angelus del Papa I Domenica di ottobre PDF Stampa E-mail
Scritto da davide triadantasio   
Monday 04 October 2021

Il Papa: "riconoscersi piccoli è il punto di partenza per diventare grandi"



Riflettere sulla tenerezza di Dio che si fa più presente proprio nei momenti più difficili della nostra vita. Non più lacrime: la preghiera di Francesco per l'amato Myanmar
Il Papa: "riconoscersi piccoli è il punto di partenza per diventare grandi"

Vatican Media


Il Vangelo di questa domenica, che Papa Francesco commenta all'Angelus, prosegue il racconto del brano letto due domeniche fa. E' Marco a descrivere oggi la tenerezza di Gesù nei confronti dei bambini e a citare le parole del Maestro: "Chi non accoglie il regno di Dio come lo accoglie un bambino, non entrerà in esso".

All'inizio della sua riflessione, il Papa sottolinea un fatto insolito: l'indignazione di Gesù, ma non a causa delle domande dei farisei, che gli chiedevano 'se è lecito a un marito ripudiare la propria moglie', quanto a causa dei suoi discepoli che per proteggerlo dalla gente, allontanano alcuni bambini che gli venivano presentati. E il Papa spiega il perchè di questo sdegno: Ci ricordiamo – era il Vangelo di due domeniche fa – che Gesù, compiendo il gesto di abbracciare un bambino, si era identificato con i piccoli: aveva insegnato che proprio i piccoli, cioè coloro che dipendono dagli altri, che hanno bisogno e non possono restituire, vanno serviti per primi. Chi cerca Dio lo trova lì, nei piccoli, nei bisognosi: bisognosi non solo di beni, ma di cura e di conforto, come i malati, gli umiliati, i prigionieri, gli immigrati, i carcerati. Lì c’è Lui: nei piccoli. Ecco perché Gesù si indigna: ogni affronto fatto a un piccolo, a un povero, a un bambino, a un indifeso, è fatto a Lui.

Ma ecco la novità dell'insegnamento di Gesù di oggi: "il discepolo non deve solo servire i piccoli, ma riconoscersi lui stesso piccolo". E Francesco prosegue: Sapersi piccoli, sapersi bisognosi di salvezza, è indispensabile per accogliere il Signore. È il primo passo per aprirci a Lui. Spesso, però, ce ne dimentichiamo. Nella prosperità, nel benessere, abbiamo l’illusione di essere autosufficienti, di bastare a noi stessi, di non aver bisogno di Dio. Fratelli e sorelle, questo è un inganno, perché ognuno di noi è un essere bisognoso, un piccolo. Dobbiamo cercare la nostra propria piccolezza e riconoscerla. E lì troveremo Gesù.

Il Papa osserva che noi tutti cresciamo nella vita soprattutto nei momenti difficili e di fragilità, perchè è lì che maturiamo, aprendo il cuore a Dio, ai fratelli, e comprendendo il vero senso della vita.

Quando ci sentiamo piccoli di fronte a un problema, a una croce, a una malattia, quando proviamo fatica e solitudine, non scoraggiamoci. Sta cadendo la maschera della superficialità e sta riemergendo la nostra radicale fragilità: è la nostra base comune, il nostro tesoro, perché con Dio le fragilità non sono ostacoli, ma opportunità. Una bella preghiera sarebbe questa: “Signore, guarda le mie fragilità…” ed elencarle davanti a Lui. Questo è un buon atteggiamento davanti a Dio.

Dio si prende cura di noi specialmente nella nostra fragilità, afferma il Papa, che sottolinea la tenerezza di Gesù verso i piccoli: le difficoltà e i limiti diventano allora "occasioni privilegiate per fare esperienza del suo amore".

Lo sa bene chi prega con perseveranza: nei momenti bui o di solitudine, la tenerezza di Dio verso di noi si fa – per così dire – ancora più presente. Quando noi siamo piccoli, la tenerezza di Dio la sentiamo di più. Questa tenerezza ci dà pace, questa tenerezza ci fa crescere, perché Dio si avvicina col suo modo, che è vicinanza, compassione e tenerezza. E quando noi ci sentiamo poca cosa, cioè piccoli, per qualsiasi motivo, il Signore si avvicina di più, lo sentiamo più vicino. Ci dà pace, ci fa crescere.

Diventare come i bambini che si fidano del Padre è la preghiera che Papa Francesco affida alla Vergine Maria perchè sia lei ad ottenerci questa "grande grazia".

Dopo l'Angelus

Cari fratelli e sorelle, mi ha molto addolorato quanto è avvenuto nei giorni scorsi nel carcere di Guayaquil, in Ecuador. Una terribile esplosione di violenza tra detenuti appartenenti a bande rivali ha provocato più di cento morti e numerosi feriti. Prego per loro e per le loro famiglie. Dio ci aiuti a sanare le piaghe del crimine che schiavizza i più poveri. E aiuti quanti lavorano ogni giorno per rendere più umana la vita nelle carceri.

Desidero nuovamente implorare da Dio il dono della pace per l’amata terra del Myanmar: perché le mani di quanti la abitano non debbano più asciugare lacrime di dolore e di morte, ma possano stringersi per superare le difficoltà e lavorare insieme per l’avvento della pace.

A Catanzaro, vengono beatificate Maria Antonia Samà e Gaetana Tolomeo, due donne costrette all’immobilità fisica per tutta la loro esistenza. Sostenute dalla grazia divina, abbracciarono la croce della loro infermità, trasformando il dolore in una lode al Signore. Il loro letto divenne punto di riferimento spirituale e luogo di preghiera e di crescita cristiana per tanta gente che vi trovava conforto e speranza. Un applauso alle nuove Beate!

In questa prima domenica di ottobre, il pensiero va ai fedeli radunati presso il Santuario di Pompei per la recita della Supplica alla Vergine Maria. In questo mese rinnoviamo insieme l’impegno a pregare il santo Rosario. Fonte Vaticana.

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Strenna 2022 del Rettor Maggiore PDF Stampa E-mail
Scritto da davide triadantasio   
Monday 26 July 2021

PRESENTAZIONE DEL TEMA DELLA STRENNA 2022

«Fate tutto per amore, nulla per forza»

(S. Francesco di Sales)

 

  

Cari Fratelli, Sorelle e Amici,

solo sei mesi fa abbiamo consegnato alle Figlie di Maria Ausiliatrice – com’è nostra tradizione fin dai tempi di Don Bosco – e a tutta la Famiglia Salesiana, la Strenna del nuovo anno.

Sei mesi dopo, dunque, mi è stato chiesto di anticipare quello che potrebbe essere il tema orientativo del nuovo anno 2022, come domandano i diversi ritmi degli emisferi dove si trovano le presenze salesiane. Lo faccio volentieri nella speranza che possa essere d’aiuto.

 

Evidentemente il 2022, anno durante il quale celebreremo il IV centenario dell’anniversario della sua morte, il tema non potrà essere che quello della Spiritualità di San Francesco di Sales[1], sorgente dello spirito salesiano di Don Bosco, a cui il nostro padre e fondatore si abbeverava e che contemplava in ogni momento, soprattutto quando si trattava di definire lo stile educativo ed evangelizzatore – per dirlo con il nostro linguaggio – dell’incipiente Congregazione Salesiana: «Ci chiameremo Salesiani»[2].

 

Sappiamo che Don Bosco rimase profondamente colpito dalla straordinaria figura di questo Santo. Era per lui un’autentica ispirazione, soprattutto perché era un vero pastore, un maestro di carità, un instancabile lavoratore per la salvezza delle anime.

 

Da giovane seminarista, Giovanni Bosco prese questa risoluzione prima della sua ordinazione sacerdotale: «La carità e la dolcezza di San Francesco di Sales mi guidino in ogni momento». E nelle Memorie dell’Oratorio Don Bosco dichiara: «[L’oratorio] cominciò a chiamarsi di San Francesco di Sales […] perché [per] la parte di quel nostro ministero esigendo grande calma e mansuetudine, ci eravamo messi sotto alla protezione di questo santo, affinché ci ottenesse da Dio la grazia di poterlo imitare nella sua straordinaria mansuetudine e nel guadagno delle anime»[3].

 

Naturalmente la Strenna di quest’anno costituirà anche una splendida opportunità per riconoscersi e ritrovarsi nella spiritualità di San Francesco di Sales e per apprezzare ancora di più le magnifiche caratteristiche dello spirito salesiano di Don Bosco, così come i preziosi valori della spiritualità giovanile salesiana. Senza dubbio ci vedremo riflessi in loro e ci sentiremo chiamati ad essere oggi “più salesiani” nella nostra Famiglia Salesiana, cioè più pieni dello spirito di San Francesco di Sales, spirito che impregna la nostra salesianità come Famiglia di Don Bosco.

 

 

Essere completamente di Dio, vivendo in pienezza la presenza nel mondo

 

Questa è probabilmente la proposta più “rivoluzionaria” di San Francesco di Sales. Lo ha espresso con la consueta profondità e bellezza il Papa emerito Benedetto XVI quando ha detto che il grande invito che San Francesco di Sales rivolge ai cristiani è quello di «essere completamente di Dio, vivendo in pienezza la presenza nel mondo e i compiti del proprio stato. “La mia intenzione è di istruire quelli che vivono nelle città, nello stato coniugale, a corte […]” (Prefazione alla Introduzione alla vita devota). Il Documento con cui Papa Pio IX, più di due secoli dopo, lo proclamerà Dottore della Chiesa insisterà su questo allargamento della chiamata alla perfezione, alla santità. Vi è scritto: “[la vera pietà] è penetrata fino al trono dei re, nella tenda dei capi degli eserciti, nel pretorio dei giudici, negli uffici, nelle botteghe e addirittura nelle capanne dei pastori […]” (Breve Dives in misericordia, 16 novembre 1877). Nasceva così quell’appello ai laici, quella cura per la consacrazione delle cose temporali e per la santificazione del quotidiano su cui insisteranno il Concilio Vaticano II e la spiritualità del nostro tempo. Si manifestava l’ideale di un’umanità riconciliata, nella sintonia fra azione nel mondo e preghiera, fra condizione secolare e ricerca di perfezione, con l’aiuto della Grazia di Dio che permea l’umano e, senza distruggerlo, lo purifica, innalzandolo alle altezze divine»[4].

 

Certamente incontriamo la fonte di questa spiritualità in tanti gesti e parole di nostro Signore nel Vangelo e nella semplicità della proposta di Don Bosco fatta ai suoi ragazzi, con il linguaggio e nel contesto ecclesiale del XIX secolo.

 

Allora, come non essere attenti affinché sia anche per noi la fonte di ispirazione e la proposta pastorale e spirituale per il nostro oggi?

 

 

La centralità del cuore

 

Durante la sua formazione a Parigi ciò che fa scattare in Francesco la sua conversione è la lettura approfondita del Cantico dei cantici, sotto la guida di un padre benedettino.

È per lui una luce che colora tutta la sua percezione sia di Dio sia della vita umana, sia del cammino individuale sia delle relazioni con qualunque altra persona.

 

Anche nel simbolo che sceglie per la Visitazione si coglie quanto il cuore sia il segno più parlante di tutta la sua eredità umana e spirituale: un cuore trapassato da due frecce: l’amore di Dio e l’amore del prossimo, a cui sarebbero corrisposti anche i due trattati che condensano tutto il suo pensiero e insegnamento. Il primo – Il trattato dell’amore di Dio – è frutto della sua paziente opera di formazione al primo gruppo di Visitandine: sono le conferenze redatte e riedite in forma di volume. È anche la base della formazione di Maria Margherita Alacoque che, 51 anni dopo la morte Francesco, ha le rivelazioni da cui si apre la strada nella Chiesa alla devozione al Sacro Cuore di Gesù.

 

Dell’altro trattato, quello sull’amore del prossimo, è rimasto solo l’indice, a causa della prematura morte di Francesco il 28 dicembre 1622, a 55 anni di età.

 

L’umanesimo di Francesco, il suo desiderio e la capacità di entrare in dialogo con tutti, il grandissimo valore che dà all’amicizia, così importante per l’accompagnamento personale nel modo con cui lo interpreterà Don Bosco…, tutto si costruisce sulle solide fondamenta del cuore, così come Francesco lo ha vissuto.

 

 

Tra provvidenza e amorevolezza

 

Due riflessi del suo modo di sentire il cuore di Dio e di aprire il suo cuore ai fratelli, intimamente correlati l’uno con l’altro, sono il suo senso della Provvidenza e il suo modo di avvicinare e interagire con ogni persona, ossia la sua proverbiale dolcezza o amorevolezza.

 

La fiducia nella Provvidenza ha radici che vengono dalla sua formazione parigina e a Padova: la “santa indifferenza”: mi fido senza riserve del cuore di Dio, e questo mi dispone ad abbracciare qualunque dettaglio che la sequenza di eventi e circostanze mi presenta davanti giorno per giorno. Non ho “nulla da chiedere e nulla da rifiutare” rispetto a quanto so essere in ogni caso nelle mani di Dio. Paolo guardava nella stessa direzione quando scrive ai Romani: “Noi sappiamo che tutto concorre al bene, per quelli che amano Dio, per coloro che sono stati chiamati secondo il suo disegno. Poiché quelli che egli da sempre ha conosciuto, li ha anche predestinati a essere conformi all’immagine del Figlio suo, perché egli sia il primogenito tra molti fratelli” (Rm 8, 28-29).

 

La dolcezza di cuore, prima che di tratto, verso il prossimo, anche quando è scostante è tutt’altro che piacevole come carattere, è un riflesso della stessa fiducia, questa volta nei riguardi del cuore umano, sempre aperto all’azione di Dio e sempre destinato alla pienezza della vita. Dolcezza e amorevolezza sono approcci missionari, volti a facilitare il più possibile in ogni circostanza e situazione questo incontro tra grazia e libertà nel cuore di chi mi sta davanti. Non è soltanto dunque questione di buone maniere.

 

Se pensiamo al modo in cui Don Bosco ha reinterpretato questa amorevolezza nel suo sistema educativo, si comprende quanto profonde siano le motivazioni a cui si alimenta, esattamente come è avvenuto per San Francesco di Sales.

 

 

Il tirocinio della missione nel Chiablese e il Da mihi animas di Don Bosco

 

La dura esperienza di evangelizzazione nel Chiablese fra il 1593 (discorso da Prevosto) nel 1596 (le Messe di Natale a Thonon) è dove la missione dà il tono concreto a tutta la sua vita. È estremamente difficile (“qui tutti hanno insulti sulle labbra e pietre nelle mani”) ma è una crisi che fa crescere e trasforma anzitutto il missionario, prima ancora che i suoi destinatari.

 

È anche molto interessante leggere quegli anni come una pedagogia eucaristica. L’Eucaristia visibile, celebrata, con grande concorso di popolo, portata in processione… dopo anni di vuoto (Natale 1596…), è il punto di arrivo di un lungo deserto, dove è lui che vive di eucarestia e se ne fa presenza in modo nascosto, tra la gente prima ostile, e che lui avvicina e si fa amica uno per uno.

 

Tenendo conto che le nostre presenze salesiane sono nella maggior parte tra non cattolici, questa spiritualità eucaristica diventa profetica: dall’interno del missionario raggiunge con grande pazienza e perseveranza coloro a cui si è mandati, senza rinunciare all’annuncio esplicito, ma sapendo attendere i tempi lunghi di Dio, e non aspettando che i fedeli riempiano la chiesa, ma mescolandosi con il gregge dovunque e comunque esso sia…

 

E con l’Eucaristia e sulla stessa lunghezza d’onda si collocano la centralità della croce e la fiducia in Maria.

Tutto questo ci parla della passione educativa ed evangelizzatrice di Don Bosco che, alla presenza del Signore nell’Eucaristia e alla forte presenza di Maria nella vita dell’Oratorio, in mezzo ai suoi ragazzi, trovava la forza quotidiana per realizzare il Da mihi animas, cetera tolle.

 

 

Ma come comunicare?

 

Francesco di Sales è patrono dei giornalisti. Vale la pena di cogliere il suo carisma come comunicatore, dove c’è uno splendido accordo tra, da un lato, l’amore e l’interesse per la riflessione, la cultura, l’umanesimo nelle sue espressioni più belle, da promuovere, incoraggiare, armonizzare creando e favorendo il dialogo tra chi è più capace e più ricco in questi campi e, dall’altro lato Francesco di Sales è un maestro di comunicazione per tutti, un grande divulgatore per i mezzi e le condizioni in cui viveva. Basta pensare all’enorme numero di lettere su cui si è condensata una parte sicuramente non secondaria del suo apostolato di vescovo e di Santo.

 

Anche in questo abbiamo in don Bosco un discepolo che segue lo zelo del maestro, con i nuovi mezzi a sua disposizione (la stampa popolare “di massa”): 318 opere edite di Don Bosco in 40 anni… in media circa una ogni due mesi. E allo stesso tempo è per noi un messaggio di massima attualità e una vera sfida, nel mondo d’oggi dove la comunicazione è al centro della realtà.

 

 

Francesco di Sales nel modo di accompagnare i giovani di Don Bosco: i carismi fioriscono e danno frutto l’uno nell’altro.

 

C’è una vera “comunione dei santi” dentro l’arte educativa e spirituale di Don Bosco, che non nasce dal nulla, ma si nutre di radici profonde, opera dello Spirito nella storia della Chiesa che lo ha preceduto. Non è né un’addizione né una replica: è piuttosto un nuovo fiorire e dare frutto che si alimenta il quel lavoro dello Spirito che ha vivificato la Chiesa con Francesco di Assisi e Ignazio, con Domenico e Teresa d’Avila.

 

Una bella proposta per l’oggi della Chiesa e senza dubbio della Famiglia Salesiana di Don Bosco è giustamente quella di crescere nell’arte di accompagnare il cammino della fede specialmente di tanti ragazzi, ragazze e giovani del mondo che non conoscono Dio, e che allo stesso tempo hanno fame e sete di lui spesso senza saperlo. È molto “salesiano” sentire e credere veramente che ogni persona ha bisogno di «un amico dell’anima»[5] in cui trovare consiglio, aiuto, guida e amicizia.

 

Termino queste sintetiche linee, lungo le quali si potrà sviluppare la Strenna del 2022 per tutta la Famiglia Salesiana di Don Bosco nel mondo, con l’invito che Papa Benedetto XVI ci rivolge alla fine del suo discorso, chiedendoci di seguire in “spirito di libertà” la testimonianza esemplare di San Francesco di Sales, vero esempio di quell’umanesimo cristiano che ci fa sentire che solo in Dio si incontra la soddisfazione del desiderio e della nostalgia che proviamo per Lui: «Cari fratelli e sorelle, in una stagione come la nostra che cerca la libertà, anche con violenza e inquietudine, non deve sfuggire l’attualità di questo grande maestro di spiritualità e di pace, che consegna ai suoi discepoli lo “spirito di libertà”, quella vera, al culmine di un insegnamento affascinante e completo sulla realtà dell’amore. San Francesco di Sales è un testimone esemplare dell’umanesimo cristiano; con il suo stile familiare, con parabole che hanno talora il colpo d’ala della poesia, ricorda che l’uomo porta iscritta nel profondo di sé la nostalgia di Dio e che solo in Lui trova la vera gioia e la sua realizzazione più piena»[6].

 

 

 

 

Don Ángel Fernández Artime, SDB

Rettor Maggiore

 

 

Roma, 22 luglio 2021



[1] Cf. San Francesco di Sales a Giovanna Francesca di Chantal: «Ecco la regola della nostra obbedienza che vi scrivo a caratteri grandi: FARE TUTTO PER AMORE, NIENTE PER FORZA - AMAR PIÙ L’OBBEDIENZA CHE TEMERE LA DISOBBEDIENZA. Vi lascio lo spirito di libertà, non già quello che esclude l’obbedienza, ché questa è la libertà del mondo; ma quello che esclude la violenza, l’ansia e lo scrupolo» (Lettera 234 a Giovanna Francesca de Chantal. 14 ottobre 1604, in Oeuvre de saint François de Sales, XII, 359 cit. in E. Alburquerque Frutos, Una spiritualità dell’amore: San Francesco di Sales, Torino, Elledici 2008, 46).

[2] Cf. P. Chávez Villanueva, Salesiani da centocinquant’anni, Roma, LEV 2019, 40.

[3] G. Bosco, Memorie dell’Oratorio di S. Francesco di Sales dal 1815 al 1855, in ISS, Fonti salesiane 1. Don Bosco e la sua opera, Roma, LAS 2014, 1244.

[4] Benedetto XVI, Udienza Generale, Roma 2 marzo 2011.

[5] G. Bosco, op. cit., 1184.

[6] Ibidem.

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Monday 21 June 2021
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Wednesday 12 May 2021
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Friday 16 April 2021

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Appuntamenti 2021 PDF Stampa E-mail
Scritto da davide triadantasio   
Saturday 13 March 2010

  

  

Settembre.


Merc. 8 S. Natività di S. Maria, patrona di

Pordenone e Vicenza.

 


Ottobre


Giov. 7 S. Madonna del Rosario.


Sab. 23 Consiglio Isp.le a Mestre il mattino


 

Novembre


Lun. 1 Tutti i Santi.


Mart. 2 i defunti.


Dom. 28 I° di Avvento.



Dicembre


Merc. 8 S. Immacolata concezione.


Sab. 11 Incontro natalizio a Mestre il pomeriggio.


Sab. 25 S. Natale.


Dom. 26 S. Stefano protomartire.

 

Ven. 31 S. Silvestro I Papa.

 

 

 

 



 

    

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le date sono possibili di variazioni e i programmi dettagliati, saranno comunicati in seguito.

   

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